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Minori che si vendono quale futuro per la nostra società?

da avvenire.it

MINORI CHE SI VENDONO
 QUESTO IL PUNTO PIÙ BASSO DI UNA SOCIETÀ
 


 CARLO CARDIA


L
a denuncia del ministro dell’In­terno è sconvolgente oltre ogni misura. Per debiti di gioco, o per gio­chi d’infanzia, minorenni si prosti­tuiscono o fanno prostituire ragaz­zine in un gioco infernale di perdi­zione. È solo il punto più basso di un traffico degli innocenti che ha tanti rivoli, nel nostro e in altri Paesi del mondo. I bambini e i ragazzi che ca­dono in questa rete perdono presto la propria essenza, sono violati nel­l’intimità psichica, prima che fisica, sono destinati ad affrontare la vita senza più fantasie, speranze, idea­lità. Nella materialità più vuota sono costretti a compiere le prime espe­rienze da adulti, e sperimentano la morte di ciò che non è ancora nato. Una considerazione va fatta per co­loro che sfruttano l’infanzia per qualche perverso piacere. Forse ac­quista un peso specifico quel grido evangelico che sembra dichiarare imperdonabile una colpa del gene­re. Perché è una colpa insuperabile, che rende irre­versibili le conseguenze penose nei corpi e nelle menti di bam­bini. Se gli a­dulti non ven­gono fermati, e i bambini non vengono difesi, si apro­no ferite che non possono rimarginarsi né per le vitti­me né per gli aggressori.
  Ma l’attenzione e la cura della società devono incentrarsi su chi è oggetto e strumento di questa schiavitù in­concepibile. Perché ciò che avviene nel profondo della personalità in­fantile è difficilmente calcolabile. Viene distrutta la spinta alla cresci­ta, si soffocano le emozioni dei pri­mi affetti, e del futuro sentimento d’amore, si lacera un tessuto umano e spirituale che dovrebbe sviluppar­si e arricchire l’adolescenza e la gio­vinezza. Interrompere e spezzare la tensione dei minori verso una vita pienamente umana vuol dire mac­chiarsi della colpa più grave.
  Cosa avverrà di questi bambini quando saranno adulti, nessuno può dirlo.
  Ancora oggi non tutti sembrano ren­dersi conto che la formazione delle nuove generazioni è possibile solo se si fonda su valori e principi solidi e fecondi, se si nutre dalle tante co­se che costellano l’età della giovi­nezza: desiderio di conoscenza di sé e di ciò che ci circonda, scoperta del mondo, impegno e passione per le i­dealità più alte. Senza questa ric­chezza di vita, e senza il rispetto e l’affetto degli adulti, l’età giovane può divenire un inferno, un tempo di av­vilimento e di sfruttamento senza fi­ne.
  Oggi può sembrare banale richia­mare il ruolo insostituibile che la fa­miglia e la scuola sono chiamate a svolgere nella cura dei più piccoli, soprattutto per evitare loro un nau­fragio anticipato dell’esistenza. Ep­pure, è lì e in tanti altri segmenti e spezzoni della nostra società che bi­sogna guardare per capire dove si ce­la l’insidia, dove si nasconde il male che non riusciamo ad estirpare. Per capire che siamo chiamati tutti, cia­scuno nella propria realtà, a testi­moniare e diffondere la validità di u­na impostazione etica della vita, a tutela di chi non sa ancora difender­si da solo.
  Se la società intera non si impegna su questo terreno, corre il rischio dav­vero, come ha detto Giuliano Ama­to, di prepararsi ad una condanna senza appello.

 
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