la scienza conferma che perdonare è meglio!
di Alessia Onelli
Dopo 2000 anni la scienza scopre che aveva ragione Gesù quando diceva di perdonare! E benchè lo scopo del perdono cristiano sia altro rispetto a quanto vuole attestare la scienza, si è scoperto che chi perdona vive meglio: " Diversi studi scientifici mostrano i benefici terapeutici legati al superamento della rabbia
Dalla pressione bassa al rischio minore di cadere in depressione o di avere un infarto". Oltre alla valenza cristiana, dunque, il messaggio evangelico del perdonare e desiderare il bene di chi ci ha fatto del male, riscuote anche un riscontro medico/scientifico.Non solo perdonare, afferma lo studio, ma anche "benedire".
di Alessia Onelli
Dopo 2000 anni la scienza scopre che aveva ragione Gesù quando diceva di perdonare!
E benchè lo scopo del perdono cristiano sia altro rispetto a quanto vuole attestare la scienza, si è scoperto che chi perdona vive meglio: " Diversi studi scientifici mostrano i benefici terapeutici legati al superamento della rabbia
Dalla pressione bassa al rischio minore di cadere in depressione o di avere un infarto".
Oltre alla valenza cristiana, dunque, il messaggio evangelico del perdonare e desiderare il bene di chi ci ha fatto del male, riscuote anche un riscontro medico/scientifico.
Non solo perdonare, afferma lo studio, ma anche benedire.
Quando l'uomo finirà per fidarsi di quello che il suo creatore ha racchiuso nel suo libretto di istruzioni (ossia nella Bibbia)?
Se ci si fidasse di Dio, di quel che ha detto, di quel che ha prescritto, si starebbe di gran lunga meglio, perchè è Lui che ci ha creati, pensati, voluti ed è Lui che sà cosa sia meglio per noi... se solo tutti provassero a vivere secondo il vangelo, sicuramente ne risentirebbe il positivo il mondo intero.
E la scienza finirebbe per confermare quello che è già certo in quanto scritto nel libro della vita.
Pubblichiamo di seguito un estratto tratto da repubblica.it
Diversi studi scientifici mostrano i benefici terapeutici legati al superamento della rabbia
Dalla pressione bassa al rischio minore di cadere in depressione o di avere un infarto
Perdonare fa bene alla salute
ma soltanto se si è sinceri
Il perdono si può imparare con corsi, ma funziona solo se lo si prova realmente
di ALESSIA MANFREDI
LA vendetta potrà anche essere dolce, ma il perdono alla lunga è molto meglio. Se ne sta accorgendo anche la scienza, che dedica sempre più studi ai benefici psicologici e fisici che si innescano quando si smette di provare risentimento, rancore, rabbia, sostituendoli invece con sentimenti positivi.
Perdonare, arrivando ad augurarsi il bene di chi ci ha fatto soffrire, si traduce in un calo della pressione, minori sintomi depressivi e un senso di benessere generale. Un balsamo non solo per l'anima, quindi, ma anche per il corpo. Ne è convinto lo psicologo Robert D. Enright dell'Università del Wisconsindella nuova "scienza del perdono", ma la tendenza è in atto già da una decina d'anni, durante i quali - riferisce il Los Angeles Times - i ricercatori hanno ammassato una discreta mole di dati sugli effetti terapeutici di quella che finora è stata considerata più che altro come una virtù insegnata dalla religione o tutt'al più un arte per pochi eletti.
Gli scatti d'ira aumentano il rischio di aritmie, attacchi cardiaci e causano un aumento della pressione sanguigna, spiega al Los Angeles Times il dottor Douglas Russell, cardiologo, che in uno studio del 2003 ha documentato come dopo sole 10 ore di "corso di perdono" le funzionalità coronariche dei pazienti già migliorassero.
"Il rancore, la ruminazione mentale è uno degli aspetti chiave in questo tipo di disturbi" chiarisce Stefano Pallanti, neuropsichiatria e direttore dell'Istituto di neuroscienze dell'Università di Firenze. "Ora ci si sta occupando sempre di più di questo aspetto. L'obiettivo è rompere questo meccanismo, spesso autodistruttivo, sia intervenendo con un approccio psicologico che farmacologico". Si può quindi imparare a guarire; l'importante è "partire dalla consapevolezza che c'è un problema di fondo e affrontarlo. Altrimenti, l'allenamento in sé vale poco" conclude Pallanti.
In uno studio su pazienti che hanno contratto l'Hiv Lydia Temoshok, dell'Istituto di virologia umana dell'Università del Maryland, ha identificato in modo specifico questa tipologia di pazienti, che ha classificato come "C". Se il tipo "A" è arrabbiato e può andare incontro a problemi cardiaci a causa della propria ira e il tipo "B", invece, riesce ad avere uno stato di salute migliore degli altri perché affronta la malattia nel modo giusto, il tipo "C" nega i problemi e sopprime i propri reali sentimenti: proprio quest'ultima categoria va incontro ad una maggiore possibilità di sviluppare l'Aids e il melanoma per lo stress eccessivo in cui vive e cui sottopone il proprio sistema immunitario.
(3 gennaio 2008)
Ultimo aggiornamento (Martedì 19 Febbraio 2008 19:45)


















