Come stimolare il dialogo con i nostri figli.
Come stimolare il dialogo con i nostri figli. di Alessia Onelli
Spesso i genitori si lamentano della mancanza di dialogo con i loro bambini o ragazzi.
Nel colloquio con gli altri spesso definiscono i disturbi caratteriali dei propri figli attribuendoli ad una serie di situazioni con vari timbri:
“Non parla” “E’ sempre ombroso” “Vorrei che mi dicesse cosa prova” oppure…..“E’ tutto suo padre/ sua madre , è chiuso come lui”….”Io mi metto con tutta la volontà ma lei/lui fa fatica a raccontare”
“Non parla” “E’ sempre ombroso” “Vorrei che mi dicesse cosa prova” oppure…..“E’ tutto suo padre/ sua madre , è chiuso come lui”….”Io mi metto con tutta la volontà ma lei/lui fa fatica a raccontare”
Molto spesso ci si dimentica che il mondo spirituale è molto più grande di quello visibile e questo atteggiamento a nostra insaputa genera un timbro negativo sui nostri figli, rischiando così di peggiorare un loro comportamento già in parte caratteriale.
Il primo compito di noi genitori è quello di invocare benedizione sui nostri figli, perché questo ha impatto positivo nel mondo spirituale che, altro non è, se non la parte invisibile del mondo visibile.
Dicevamo che dire “è tutto suo padre” o frasi simili sono espressioni comuni ,ma, cosa blocca il bambino nel comunicare i suoi stati d’animo, le sue emozioni, le sue paure?
Perché è così chiuso? Il nostro atteggiamento verso i suoi problemi, le sue difficoltà è di apertura oppure esprimiamo giudizi ancor prima di aver ascoltato convinti che tanto i problemi che nostro figlio ci pone siano cose di poco conto? O peggio ci lasciamo prendere dal panico? L’ascolto efficace deve rimandare al bambino la capacità di capire , di cercare soluzioni personali incoraggiandolo e sostenendolo. Non è utile offrirgli la “pappa fatta” come non è utile abbandonarlo a sé stesso. In questo il genitore deve essere una guida presente. Una guida, appunto. Non l’amico che ti lascia decidere da solo e che in tal senso si scarica la responsabilità di prendere posizione. Un bambino ha bisogno di essere incoraggiato ed è errato pensare che i problemi dell’infanzia siano solo quelli drammatici ( povertà ,maltrattamento, violenza, abuso) Anche la difficoltà di fare amicizia, la paura di misurarsi in ambienti esterni ecc , non sono di poco conto in un certo periodo dell’età evolutiva. Sminuire le difficoltà, impedisce la costruzione di un dialogo e crea sfiducia nelle figure di riferimento. Come possiamo dunque creare una relazione empatica con nostro figlio? Dobbiamo imparare ad ascoltare gli episodi che il bambino racconta ma anche a percepire le sue emozioni tenendo conto che il bambino preoccupato, triste o in difficoltà , non ha la stessa capacità di un adulto di esprimere la sua emozione, di decodificarla, dobbiamo quindi essere noi a riuscire ad aiutarlo in questo. E’ necessario sintonizzarsi sul versante emozionale per “ascoltare” e “farsi ascoltare” Un elemento da non sottovalutare è l’atteggiamento posturale. Il bambino fa fatica a spiegarsi ma il suo corpo si esprime benissimo. Di fronte ad una emozione negativa la postura del piccolo si trasforma : è rigido , ripiegato, contratto… E’ importante decodificare questo messaggio ed accogliere il bimbo e quello che ha da dirci con una proiezione anche corporea verso di lui e verso il suo problema. E’ controproducente farsi prendere dal panico,drammatizzare oppure manifestare sentimenti di impotenza rispetto alla sofferenza del piccolo. Questo atteggiamento fa perdere il punto di riferimento e non stimola certo la fiducia nei “grandi”! Dobbiamo evitare di moltiplicare le tensioni che già ha moltiplicandole con le nostre ansie. Come impostare il dialogo dunque? Usare continuamente il “perché?” fa sentire il bambino o il ragazzo sotto indagine e non è producente, piuttosto è meglio porre le domande usando “ che cosa”, “come” “ di che cosa” “cosa succede”- “Cosa hai pensato quando” “Come hai vissuto la cosa” “Di che cosa hai paura” “Di che cosa hai bisogno”..ecc Tutto questo apre maggiormente al dialogo. Proviamo a comprendere il quadro emozionale basandoci sulle informazioni che siamo riusciti ad avere, non secondo una nostra interpretazione ma secondo quanto è stato comunicato (non solo a parole ma anche con la gestualità!) Aiutiamolo poi a trovare una soluzione, facendolo riflettere su cosa sia possibile fare secondo lui, su come si aspetta di poter essere aiutato, facendogli sentire la nostra vicinanza ma stimolandolo a cercare la soluzione. Così facendo si crea apertura e il bambino vive la sua difficoltà in modo attivo e sente di poter avere delle competenze per risolverla. Non dimentichiamo di fargli vedere che Dio gli ha dato tutte le potenzialità per poter affrontare le varie situazioni della vita e di ricordargli che Egli è lì che lo ama e gli è sempre accanto. Insegnamogli a chiedere la sapienza per sapere cosa è giusto fare, come farlo, come esprimere le sue difficoltà per cercare chiarimenti con i compagni di scuola, gli amici, gli adulti. Ricordiamogli che mamma e papà sono sempre pronti ad ascoltarlo ed aiutarlo, in ogni situazione. Insegnamogli anche le armi dello spirito, spiegandogli il senso cristiano dell’odiare il peccato e non il peccatore, ossia di odiare chi spinge le persone a comportarsi male con lui (spiriti maligni… dice Gesù “chi non è con me è contro di me”, per cui se fai qualcosa di male non sei dalla parte di Gesù e sei necessariamente dall’altra parte) quindi a non odiare le persone ma chi si serve di loro per fare il male. Per fare questo non è certo necessario entrare in qualche setta, è sufficiente aderire alle tentazioni che gli spoiriti maligni mettono in noi stimolando sentimenti di odio, discriminazione, ribellione che sono titpici della “carne”. Indichiamogli anche la soluzione della preghiera al Signore per chiedergli aiuto nelle difficoltà ma anche come preghiera per “il nemico” ossia per chi in quel momento ci stà creando difficoltà perché è ingannato ed ha bisogno di luce. Così facendo eviteremo di gettare benzina sul fuoco e di creare una catena di odio ma stimoleremo la compassione verso chi è debole e cede al male. Facciamo presente al bambino che nel padre nostro recita “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, quindi è importante imparare a perdonarsi l’un l’altro. |
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 28 Maggio 2008 15:29)


















