Siamo chiamati all'amore: costruiamo il progetto
SIAMO CHIAMATI ALL’AMORE: COSTRUIAMO IL PROGETTO
( Alessandro Carissimi)
Oggi si fa un gran parlare di amore, un termine fortemente strumentalizzato e che porta con forza il peso di qualcosa che forse in fondo non abbiamo mai capito.
Spesso capita di sentire frasi del tipo” … Non mi ama più, non mi ama più come prima”, ma la domanda che bisognerebbe farsi è : “ Mi ha mai amato?”
Amare è qualcosa di viscerale, è un termine che comprende al suo interno un’infinità di significati, Amare significa prima di ogni altra cosa “ donazione” , “ regalo di sé “.
Che sensazione meravigliosa quando da piccini qualcuno ci regalava qualcosa, ogni cosa, anche la più piccola, acquistava un valore molto superiore alla realtà, era il segno di un affetto, di un’attenzione che qualcuno in quel momento ci aveva fatto in maniera diretta, forse spontanea, qualcuno si era ricordato di noi.
Ecco, ricordo allora quelle scene di me bambino, che conservavo gelosamente quel piccolo oggetto, attribuendogli un ‘importanza esagerata, che però durante il tempo scompariva, lasciandomi il dubbio di cosa mi avesse spinto, in precedenza, a considerarlo così importante.
Il motivo qual’era? Io credo che nascesse dal comportamento di chi mi aveva fatto quel dono o dal suo interessamento a me. In quel momento (quello del regalo) era stato gentilissimo/a, disponibile, affettuoso, ma poi sembrava che nulla fosse accaduto, sembrava che l’importanza che attribuivo a quel dono, fosse solamente mia, lui/lei non la condivideva, magari il regalo lo aveva fatto con superficialità.
Beh, io credo che l’amore sia proprio questo, partendo da un’esperienza di donazione, di regalo di sé, l’altro se percepisce “amore” inizia a custodire quel regalo come qualcosa di prezioso, ma se quell’amore non viene alimentato, alla lunga sfiorisce.
Certo può capitare anche che il regalo venga fatto a qualcuno che non lo merita, ma anche in quel caso, l’amore non è perduto, è un bene infinito che può alimentarsi solamente donandolo.
Guardiamo le nostre mamme: quanto dolore hanno dovuto sopportare per partorirci? E quanto dolore abbiamo arrecato loro tutte le volte che abbiamo combinato guai, ricevendo magari uno schiaffo, ma altrettanta accoglienza che ci permetteva di trovare il coraggio di ripartire ancora. L’amore non è mai perduto, quello che nella nostra vita abbiamo donato, risiede nel cuore di colui che lo ha ricevuto e prima o poi apparirà alla sua vita come uno specchio su cui confrontarsi.
L’amore è quindi come una pianta che va annaffiata regolarmente, con costanza, attenzione, ogni singola fogliolina, va rispettata curata, lavata, amata. Se ci dimentichiamo di farlo, la pianta ne soffrirà e quello che prima sentivamo nostro, decisamente a noi noto, diverrà sconosciuto.
In questa civiltà del consumismo esasperato, anche l’amore è divenuto il simbolo del “ tutto e subito” siamo tutti adulti e non possiamo nascondercelo, quante volte, magari da giovanissimi o forse anche oggi, appena vediamo una gonnella non capiamo più nulla, quante volte, un bel “ figo” diventa oggetto delle nostre attenzioni, solo per ampliare la raccolta della nostra collezione.
E dentro? Non rimane niente, solo il piacere di un attimo, che talvolta dura pochi anni.
C’è una fase nella conoscenza che è quella dell’innamoramento, solitamente dura tra i 12 ed i 24 mesi, in cui tutto è roseo splendente, ciascuno fa di tutto per raccontare all’altro i propri pregi, nascondendo inconsciamente i propri difetti; in quel periodo tutto è bellissimo, ci sembra di camminare un metro da terra.
Ma poi torna la realtà, quella meravigliosa creatura che avevo conosciuto, non è poi così perfetta come avevo creduto, delle volte mi vincola, mi leva autonomia, mi porta a pensare che in fondo senza di lei stavo meglio, non dovevo giustificarmi ero sempre libero di fare cosa e quando volevo.
Ecco la conclusione: “ io non sono fatto per la vita di coppia, né tanto meno per il matrimonio “.
Allora si rischia di abbandonare tutto, di non trovare più il coraggio di andare avanti, cercando appiglio in tutto quello che riempie la mia giornata. Il mio lavoro, il mio studio, lo sport, il gruppo di amici, sono più importanti di un ipotetico LUI/LEI , nella mia scala di valori, tu mio cara/o viene dopo tutto.
Non posso fermarmi a capire, in fondo il mondo è pieno di gente, possibile che non troverò qualcuno che sia capace di stare con me? Ecco allora l’inganno del mondo: “ se non ti senti libero, recupera la tua liberta, fuori di qui ci sono milioni di persone che possono dimostrartelo, fai solo quello che senti giusto per te, a te chi ci pensa, se ti fai debole, tutti di assalgono e ti privano di ogni diritto”.
E in fondo, anche se per un brevissimo periodo, è proprio così, lei/lui mi ha stancato, me ne trovo un’altra/altro, ma dopo 2 anni sono allo stesso punto.
Stare insieme diventa un modo per ingannare il tempo con qualcuno, non è mai una crescita, viaggiamo, divertiamoci, usciamo con gli altri, ma quasi mai il nostro uscire diviene un’occasione di conoscenza vera, di confronto, in cui ciascuno trova il tempo per capire l’altro, per imparare ad amarlo anche quando sbaglia.
Il consumismo ci invita a questo, generando un inesorabile passare del tempo, che nessuno ci restituirà più.
Quello che oggi hai scelto di non vivere domani non ci sarà più. Vivi il tuo oggi, fino in fondo e troverai la soddisfazione di vivere.
Tante volte capita anche di donarsi a qualcuno solo nella speranza di ricevere un po’ d’amore. Ci sentiamo talmente giù di corda, talmente disperati e scoraggiati che pur di sapere che qualcuno ci possa volere bene, siamo pronti a buttarci fra le sue braccia.
Non perdiamo la dignità con la quale siamo stati creati, amiamo il prossimo e noi stessi, sapendoci una creatura unica ed irripetibile.
Oggi voglio darti un annuncio nuovo: Cristo è venuto per salvarti, è venuto per aprirti una nuova frontiera, la vita può essere gioia, anche nel dolore, può essere speranza, anche nella disperazione, può essere certezza anche nel dubbio più esasperato.
Quando si inizia una costruzione, PER UN LUNGO PERIODO geometri, architetti progettano la struttura che dovrà essere edificata. Iniziano a sondare il terreno a valutare la resistenza, la composizione, la cubatura costruibile e poi, solo poi iniziano a gettare le fondamenta.
Una domanda: “Come possiamo costruire l’edificio della nostra vita se non abbiamo un’idea di cosa stiamo costruendo?”
Spesso prendiamo le mosse, senza avere minimamente idea di cosa stiamo facendo. Oggi il mondo ci dice di sceglierci un compagno di viaggio e dalla nostra adolescenza, chi più chi meno,iniziamo a metterci con qualcuno, senza una meta.
Conoscere qualcuno, non è un passatempo o un mezzo di sfogo fisico con cui calmare le nostre pulsioni, mettersi con qualcuno, deve avere sin da subito l’obiettivo di tentare insieme la costruzione di una vita a due.
Quell’edificio che ciascuno deve costruire ora non lo dovrà più portare avanti da solo, ma insieme a l’altro.
Ma se io l’obiettivo non ce l’ho chiaro, come posso condividerlo con qualcuno?
L’amore è una donazione quotidiana, e donarsi significa morire a se stessi, al proprio egoismo, non perché il rapporto diventi un’immolazione, ma perché se si ama, non si ha difficoltà ad andare verso l’altro.
Quanto è importante non voler primeggiare, quanto è importante rispettare i tempi dell’altro, quanto è importante mettersi per ultimi a favore dell’altro e se lo si facesse entrambi diverrebbe una gara nell’amarsi a vicenda.
Troppe volte il rapporto nelle coppie si affievolisce, perde di brio, sembra come una fiamma che gradualmente si assopisce, perdendo completamente il gusto di cosa si è provato prima.
Mantenere forte il rapporto è possibile, se ci affidiamo al Signore e permettiamo a Lui di entrare sia nella nostra vita personale, sia nella nostra unione. Quanto è importante donarsi” carezze”, regalarsi attenzioni, rinunciando a qualcosa di noi, vi assicuro ci si sente molto meglio che se avessimo fatto qualcosa per noi.
Una carezza, un bacio, un’attenzione che l’altro sappiamo desidera, un dedicarsi tempo quotidianamente, succeda quel che succeda, raccontandosi ogni attimo della propria giornata, riflettendoci insieme. Il mondo vuole farci credere che ad unire i nostri rapporti sia la fisicità, al punto che spesso si sente dire che di tanto in tanto è bene cambiare, è bene fare molte esperienze per valutare la persona giusta sotto quel punto di vista, ma la fisicità è importantissima da giovani, poi diminuisce di importanza; se i nostri rapporti sono basati solamente su quella, cosa ne rimane della nostra unione?
Nel conoscere un ragazzo o ragazza, dobbiamo puntare alla conoscenza profonda, all’attenzione completa verso l’altro, all’aspettarsi senza fretta, non bruciando tappe che dopo perderanno di senso.
Quante coppie vivono ormai due vite parallele, come degli sconosciuti, uniti forse dalla stessa casa o peggio dall’abitudine, lotta fortemente perché anche per te non sia così, desideralo, lavoraci fortemente e vedrai che sarà così.
Girando per la tua città non sei stanco di vedere musi lunghi, non sei stanco di sentire solo disperazione, materialità, insoddisfazione, paura, angoscia, solitudine? Ecco Cristo oggi in questa città di pace ti invita a seguire il cammino di S.Francesco e S.Chiara che con coraggio sono andati oltre l’egoismo del mondo ed hanno creduto nella possibilità di creare un mondo nuovo.
Quel mondo se vuoi puoi costruirlo anche tu, cambiando le pareti della tua città interiore e cambiando te stesso, riuscirai a farlo anche negli altri. Se ti senti solo in questo cammino perché la tua lei o il tuo lui non la pensano come te, abbi fiducia, testimonia la tua fede con fermezza e vedrai che anche il tuo compagno di viaggio abbraccerà la tua fede.
Ma la cosa principale da scegliere è quello di darsi una meta e a quello devi pensarci tu, scegli cosa fare di questa vita, chiedendo al Signore di illuminarti, ricorda non sei solo, questa stanza è piena di fratelli e sorelle che cammineranno con te, ma tu devi volerlo e vedrai che la strada si aprirà davanti a te.
Non perdere tempo, ogni minuto vissuto non appartiene più al futuro, ma solamente al passato, dipende solo da te.
E qualunque sia la strada che il Signore ti indicherà, vivila con pienezza abbandonandoti a Lui e non alla materialità, credi nel suo aiuto, credi nella sua forza.
Forse qualcuno non lo sa, ma la scorsa settimana per Chiara è stata una settimana difficile, le sono successe una serie di cose che le hanno creato tanto malumore, poi abbiamo pregato lo Spirito Santo e le porte si sono aperte, facciamolo nella vita di ciascuno, lasciamo che sia lo Spirito a parlarci e tutto troverà una soluzione.
Allora apri le tue braccia e dì il tuo sì fermo, leale, convinto, al resto penserà il Signore.


















