Famiglia come
FAMIGLIA COME
(A.Carissimi)
Sta per iniziare un’altra stagione estiva come tante, caratterizzata da lunghe code, verso quella libertà che attendiamo da circa 11 mesi. Osservando i telegiornali o i bollettini sul traffico, sembra di rivedere le stesse immagini già riproposte negli ultimi 20/30 anni, l’unica cosa che cambia, è il modello delle autovetture, che ci fa tornare con i piedi a terra, all’anno in corso.
Uomini e donne in carriera, gradualmente e alternativamente lasciano il loro amato posto di lavoro per dirigersi in una delle tante agognate mete turistiche d’Italia o del mondo, che lasceranno fra 2/3 settimane per tornare ai loro uffici per altri 11 mesi.
Parlandone con qualcuno, mi sono sentito rispondere più volte che questa è la normalità ed è giusto che sia così, ognuno ha diritto ai suoi spazi, alla carriera e se vuoi fare carriera devi pur rinunciare a qualcosa della tua vita, solo così, lavorativamente parlando potrai crescere.
Beh in fondo cosa c’è di male in un padre/madre di famiglia, che la mattina si alza alle 7.00, accompagna i figli al nido o a scuola, che non andrà a riprendere prima delle 19.00, o addirittura, vista la sua inevitabile presenza in ufficio, qualcuno prenderà al suo posto, poi va in ufficio, dove rimane almeno fino alle 20.00, capi permettendo, poi giustamente si prende il suo relax o con una bella partita a calcetto o magari in palestra e che finalmente approderà a casa non prima delle 22.00, quando qualcun’ altro si sarà preso cura della casa e dei figli al suo posto.
Questa amici è l’immagine della famiglia moderna, dove i singoli membri sono degli sconosciuti; con questo non voglio assolutamente scendere nel melanconico, facendo ritornare alla mente di chi leggerà questa mia riflessione alle tanto note immagini di biscotti o quant’altro che dipingono una famiglia idilliaca, assolutamente irrealizzabile.
Ma secondo voi, se continuiamo così dove troveremo il tempo per costruire qualcosa?
La famiglia oggi non è più di moda e chi ancora per caso o per gli eventi della vita ci si è trovato invischiato, la vive come un posto di passaggio, un punto fermo, dato per scontato e sul quale non decide di investire nulla. Eppure, così come ci hanno insegnato molti tra Sociologi e Psicologi, la famiglia è il primo luogo di formazione, con termini tecnici è definita il luogo di “socializzazione primaria”, il posto in cui ogni bimbo prende le mosse per preparare il proprio carattere, la propria autostima, il coraggio per affrontare l’esistenza.
Certo per far questo non è sufficiente essere membro di una famiglia, ma esserne partecipe, riconosciuto dagli altri membri.
A me è capitato di lavorare molto con i bambini/ ragazzi ed anche se sembrerà assurdo, vi assicuro che molto spesso, anche a 12-15 anni i giovani non sanno qual’è il compleanno dei propri familiari e questo ad ulteriore dimostrazione del fatto che non ci si conosce più.
Ma questo problema non riguarda solo l’aspetto della comunicazione fra padri e figli, ma anche fra sposi, conviventi. Quando si inizia a vivere insieme, anziché desiderare di approfondire quel qualcosa che si è coltivato nel periodo precedente, tutto si lascia andare, non interessa più capire, aiutare, venire incontro al partner, si inizia ad affrontare l’esistenza dando per scontato che l’altro ti amerà per sempre, ma non curandosi più di lui/lei.
Andando per le vie delle nostre città, quante volte scorgo, attraverso i parabrezza, volti annoiati di coppie che prese dai mille grandi e piccoli problemi di questa vita, dimenticano di essere protagonisti della propria.Sì io credo che in questa vita, noi, dobbiamo essere i protagonisti della nostra stessa esistenza e dovremmo smettere di adattarci al sistema, cercando prima di ogni altra cosa di ritrovare qualche valore, decidendo a priori cosa fare della nostra vita.Allora la mia idea è parliamo di più iniziamo a confrontarci e questa sera tornando a casa, chiediamo a quello sconosciuto/a che abbiamo accanto a noi: “ Come stai?, Cosa pensi?, Cosa desideri?,Cosa posso fare per renderti felice?......”Tentiamo di ricostruire la nostra famiglia, cominciando da noi stessi, troviamo più tempo per essa e più di ogni altra cosa, cerchiamo di comprendere per rinunciare a parte del proprio successo o del proprio tempo per gli altri è qualcosa che alla lunga porterà frutto.


















