ci risiamo: è Natale
Natale 2008
di Antonio Bomarsi
E’ Natale… ci risiamo!!!
Ci risiamo!
Si, ci risiamo di nuovo: è nuovamente Natale e come ogni anno spuntano gli immancabili alberi addobbati, le luci, le musiche di questo periodo, gli innumerevoli presepi, il pensiero dei regali da fare e quella “vagonata” di ricordi che ci riportano indietro nel tempo ai natali vissuti. Una festa che vede al centro la nascita di Gesù Cristo.
Ma chi era “questo” Gesù che ci ritroviamo a festeggiare la sua nascita da quasi duemila anni?
Be, innanzi tutto, per noi cristiani, Gesù è il figlio di Dio che il Padre ha mandato per riportare l’uomo a se. Si tratta di un atto d’amore con il quale Gesù, per mezzo della croce, ha colmato la distanza che c’era tra l’uomo e Dio ridando all’ uomo la dignità di figlio. Ma ci pensate? Grazie a lui siamo tornati ad essere figli di Dio e possiamo dire a Dio “Padre nostro…”.
Ciò che i cristiani affermano è talmente enorme che non può non avere un' eco a livello mondiale. Vediamo cosa dicono di lui le altre religioni.
Nella religione islamica la figura di Gesù ha un ruolo importante, è considerato un grande profeta che ha operato grandi miracoli e nato da Maria vergine; nel Buddismo l’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, considera Gesù un bodhisattva (=”illuminato”) che ha dedicato la sua vita al bene dell’umanità basando la propria predicazione su valori tipici del Buddhismo, quali pazienza, tolleranza, compassione; l’induismo si esprime su Gesù in modi diversi, essi variano andando dal crederlo una incarnazione di Dio alla reincarnazione di Eliseo; anche la religione ebraica ha una diversa considerazione di Gesù a seconda della corrente interna che si segue. Essa varia dal considerare Gesù un rabbì itinerante (vedi Mosè Maimonide) al riconoscimento della natura messianica di Gesù, i suoi miracoli e la sua risurrezione, pur non attribuendogli natura divina (vedi Ebraismo messianico); La fede Bahá'í (Bahaismo) considera Gesù una manifestazione dell'unico Dio, in essa Gesù è sia umano che divino; tuttavia, non è possibile che sia presente nella sua persona la pienezza di Dio, in quanto egli è assolutamente trascendente. Gesù è il Messia preannunciato dall' Antico Testamento; è Figlio di Dio in senso spirituale, ma non biologico. Bahaullah (1817-1892), il fondatore del Bahaismo, rappresenta il ritorno di Gesù.
Purtroppo lo spazio a disposizione ci obbliga a fermarci, ma ciò che è assolutamente necessario, oltre che giusto, è citare anche il punto di vista degli atei (dal greco “atheos" cioè “privo di Dio”).
Se si parte dal presupposto, tacito o dichiarato, che Dio non esiste come affermano gli atei, Gesú non è che uno dei tanti illusi che ha pregato, adorato, parlato con la propria ombra, o con la proiezione della propria essenza, per dirla con Feuerbach. Gesú sarebbe la vittima più illustre di quella che l’ateo militante Dawkins definisce “l’illusione di Dio” (vedi God Delusion, Bantam Books, 2006). Ma a fronte di questo nasce spontaneamente una domanda: come si spiega che la vita di quest’uomo “ha cambiato il mondo” e, a distanza di duemila anni, continua a interpellare gli spiriti degli uomini come nessun altro? Se l’illusione è capace di operare quello che ha operato Gesú nella storia, allora Dawkins e gli altri devono forse rivedere il loro concetto di illusione.
Il Natale è quindi un evento di una portata mondiale, che supera le barriere del tempo e tocca il divino. La nascita di Gesù è un fatto che non si può ignorare e dinnanzi al quale ciascun uomo non può esimersi dal prendere una posizione, magari religiosa o atea o filosofica.
Quello che è certo è che Gesù è venuto a portare un messaggio nuovo, una concreta e fattiva speranza, che nella nostra libertà possiamo accettare o meno.
La speranza è miracolosa: quando nasce o rinasce in un cuore, tutto è diverso anche se nulla è cambiato. Dove rinasce la speranza rinasce anzitutto la gioia. San Paolo dice che i credenti sono “salvati nella speranza” (Rom 8, 24) e che perciò devono essere “lieti nella speranza” (Rom 12, 12). Quindi non gente che spera di essere felice, ma gente che è felice di sperare; felice già ora, per il semplice fatto di sperare.
Un augurio: questo Natale che arriva con la sua “vagonata” di ricordi se ne vada con il “vagone” più prezioso, quello della speranza. Una speranza, che per i cristiani, è certezza di un enorme e concreto atto d’amore.
Un Buon Natale a tutti
Antonio
Fonti
· Wikipedia – Gesù in altre tradizioni religiose
· “Spe gaudentes” – R. Cantalamessa - 21-12-2007
Ultimo aggiornamento (Lunedì 15 Dicembre 2008 18:02)


















