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Aborto terapeutico a 22 settimane, ma il bimbo era vivo!

Articolo tratto da Repubblica.it  di MICHELE BOCCI e MARZIO FATUCCHI

Careggi, per due volte l'ecografia non aveva rilevato lo stomaco
L'intervento dopo 22 settimane: il bimbo pesa 500 grammi

"FETO A RISCHIO,DECIDE DI ABORTIRE MA IL FIGLIO ERA SANO E LOTTA PER LA VITA

FIRENZE - L'interruzione di gravidanza decisa per il rischio di una malformazione che in realtà non c'era. Il feto di 22 settimane non era affetto dalla "atresia dell'esofago", problema sospettato dopo una serie di esami effettuati nell'ospedale fiorentino di Careggi. Lo si è scoperto dopo l'aborto. L'intervento è terminato con la rianimazione del bambino, prevista dalla legge quando ci sono possibilità di salvare il neonato. Il prematuro adesso si trova ricoverato nella terapia intensiva neonatale del pediatrico Meyer con una emorragia cerebrale. Pesa mezzo chilo, molto probabilmente non ce la farà.

La storia coinvolge una famiglia e molti operatori, che ora si interrogano per capire se è andato tutto come doveva. L'atresia dell'esofago è una malformazione che colpisce circa 1 bambino su 3.500, e la cui gravità può variare dalla parziale assenza del tubo che collega la bocca allo stomaco, al suo collegamento attraverso una fistola con la trachea. Si sospetta soprattutto quando nell'ecografia non si vede lo stomaco. Il problema è che questo organo è invisibile, sostengono gli esperti, su un feto ogni 100, cioè anche in casi in cui non ci sono problemi. E così chi valuta gli esami è indotto all'errore, cioè ad inciampare in un cosiddetto "falso positivo".

A Careggi due ecografie, alla ventesima ed alla ventunesima settimana, hanno rivelato il rischio di atresia dell'esofago e i medici hanno proposto alla famiglia di fare altri accertamenti. In particolare una risonanza magnetica, un esame che forse avrebbe potuto dare una risposta più certa sul rischio di malformazione. La donna non ha voluto, ha parlato con un amico chirurgo e ha deciso di abortire. I tentativi dell'ospedale di convincerla ad approfondire a situazione sono stati inutili. Così venerdì scorso è stato fatto l'aborto.

La legge 194 prevede che l'interruzione volontaria di gravidanza dopo i 90 giorni possa essere praticata se c'è un grave pericolo per la vita della donna oppure se sono stati accertati processi patologici "tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna". È ovviamente un medico a dover certificare l'esistenza di questi problemi. Cosa avvenuta nel caso della donna fiorentina. Ma la legge dice anche che "quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 (cioè se c'è il grave pericolo per la donna, ndr) e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto". È ciò che è successo a Firenze. Chi era in sala per fare l'interruzione di gravidanza ha visto che il feto era vivo, il cuore continuava a battere. Così ha chiamato un pediatra della terapia intensiva neonatale che ha rianimato il bambino. Il piccolo pesa 500 grammi ed ora è ricoverato al Meyer (a Careggi non c'era posto) dove disperano di salvarlo. Le sonde che sono state messe nel suo organismo hanno rivelato che non c'è alcuna atresia dell'esofago.

La malformazione si può risolvere chirurgicamente. Al Meyer ne vedono una decina l'anno. Nel caso in cui comporti solo l'esistenza della fistola di collegamento tra l'esofago e la trachea il problema viene risolto, spiegano dalla chirurgia del pediatrico, nel 97% dei casi. Più complicato ricostruire un parte estesa dell'esofago, operazione che comporta l'utilizzo di un tratto di intestino. Questo ha una mortalità più alta, intorno al 20-25%. È forse pensando a questa eventualità che la famiglia fiorentina ha deciso di intraprendere la strada dell'aborto terapeutico.

 
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