Quando si mescola la vita
Dna umano più dna bovino: qual'è il risultato? Cambiando l'ordine degli addendi...il risultato cambia!
di Alessia Onelli
Cosa succede quando l'uomo decide di farsi creatore? Cosa succede se un giorno si decide, in nome della ricerca scientifica, di mescolare dna umano e animale? Fin dove ci spingeremo in nome della scienza e del "diritto"?
Cosa succede quando l'uomo decide di farsi creatore?
Cosa succede se un giorno si decide in nome della ricerca scientifica di mescolare dna umano e animale?
Fin dove ci spingeremo in nome della scienza e del "diritto"?
Diritto a tutto: diritto a giocare con la vita e in nome della vita fare e disfare, creare embrioni per studiare e "salvare la vita" di adulti malati a prezzo di quella di chi è indifeso, di chi non può scegliere.
Ci si giustifica dicendo che gli embrioni chimera, chiamati dai ricercatori più familiarmente "Frankenbunny", cioè coniglietti Frankenstein, saranno distrutti al 14° giorno di vita e pertanto non potranno mai diventare bambini o adulti.
Forse questo dovrebbe essere consolante?
Che significa? Che se li teniamo un pò poi li distruggiamo abbiamo risolto il problema etico?
Ma la vita poi se , giustamente, i ricercatori la esaltano e la vogliono tutelare ad ogni costo, ha diritto ad essere tutelata solo da un certo punto in poi?
Si ripresenta il solito dilemma del bene e del male, di ciò che è giusto e di ciò che non lo è.
Si ripresenta il solito dilemma dell'uomo che vuole farsi Dio e che, giacchè Dio non lo sà essere, finisce solo per autodistruggersi.
Quando verrà posto un limite a tutto questo?
Quando si finirà per comprendere che la morte e la sofferenza fanno parte della vita e non le si può evitare a qualunque costo?
Quanto dovranno diventare vere scene di film di fantasia tipo Jurassic park o Frankestein prima che ci rendiamo conto che la catena del dna non è una scatola di mattoncini lego e che non possiamo giocare alle costruzioni con la vita umana o animale che sia?
Seguono due articoli pubblicati da avvenire e da repubblica proprio sul tema della manipolazione genetica.
Grave passo inglese
L'incubo di un'umanità «a punti»
Eugenia Roccella
articolo tratto da avvenire.it
Che belli i vecchi tempi, quando "Chimera" era il nome di una creatura mitologica, oppure un termine usato solo metaforicamente, nel senso di sogno irrealizzabile. Ormai lo si adopera invece nel suo significato tecnico, per indicare un organismo composto da cellule con un'origine genetica diversa, quindi anche provenienti da individui di specie differente: esseri umani e conigli, per esempio. In Inghilterra, dopo accese polemiche, conflitti sulla competenza decisionale, consultazioni pubbliche, la Hfea - l'Authority per la fertilizzazione umana e l'embriologia - ha ufficialmente concesso ieri, ai centri di ricerca che ne avevano fatto richiesta, le licenze per la creazione degli embrioni interspecie. Il loro nome scientifico sarebbe «embrioni ibridi citoplasmatici», ma vengono comunemente definiti chimere, o, ancora più familiarmente, Frankenbunny, cioè coniglietti Frankenstein. Si tratta infatti di creature da laboratorio, come nel famoso romanzo scritto da Mary Shelley. Solo che in questo caso sarebbero esseri in parte umani e in parte animali. Nonostante si tenti di minimizzare, sottolineando che la percentuale umana è nettamente preponderante (il 99,9%), e che gli embrioni ibridi sarebbero distrutti al 14° giorno di vita per ottenere cellule staminali, lo sconcerto dell'opinione pubblica è grande. I quesiti sono tanti, sconvolgenti e spesso irrisolvibili. Può l'umano essere ridotto a una percentuale? Ed è ancora definibile come «umana» una creatura di questo tipo? Due giornaliste del Times, intervistando l'anno scorso Lord Harries, vescovo anglicano all'epoca presidente dell'Hfea, gli hanno posto interrogativi a cui il religioso non ha saputo rispondere: «Se questo nuovo essere bussasse alle porte del paradiso, come sarebbe giudicato? Un Frankenbunny ha o no un'anima immortale?».
Il primo spinoso problema posto all'Authority è proprio quello della competenza. Chi deve decidere sull'ammissibilità degli embrioni ibridi, l a Hfea, che ha competenza sulla fertilizzazione umana, o le autorità che si occupano della sperimentazione sugli animali? La Hfea ha dribblato la questione, concedendo le licenze in via sperimentale, e cautelandosi con un parere legale che però non è stato reso pubblico. Nel frattempo la patata bollente sulle competenze è passata al Parlamento. Se si deciderà per l'attribuzione del potere decisionale all'Authority sulla fertilizzazione umana, sapremo che in Gran Bretagna per definirsi uomini basta che sia umana la maggior parte del patrimonio genetico, come fosse un pacchetto azionario di cui si detiene il 51%.
Il bello è che dietro all'euforia pubblicitaria con cui esperti e centri di ricerca promuovono l'operazione, sostenendo che tutto questo si fa per sconfiggere gravi malattie degenerative, c'è, nel mondo scientifico, la consapevolezza di tentare un'impresa disperata. Da una parte si parla ormai apertamente della tecnica che si userebbe per produrre gli embrioni ibridi, cioè il trasferimento nucleare, come di un metodo che va superato, perché ha dato risultati deludenti (un'efficacia che non supera il 2%) nella clonazione animale. Dall'altra, l'eventuale uso terapeutico delle cellule staminali ottenute dagli embrioni-chimera è inficiato dal rischio di attivazione di virus animali endogeni, che potrebbero saltare la barriera di specie e diffondersi tra gli uomini, con effetti incontrollabili e devastanti. Rischio, quest'ultimo, davvero grave. Ma che importa? Bisogna correrlo, e ovviamente «per il bene futuro dell'umanità». Intesa, naturalmente, in termini di punti percentuali.
Gli esperti: non c'è divieto. Il Vaticano: è come l'atomica
La comunità scientifica: in realtà nessun ibrido verrà mai a formarsi
"Anche in Italia è possibile realizzare embrioni-chimera"
di elena Dusi
pubblicato su repubblica.it
ROMA - "No ai pregiudizi che bloccano sapere e conoscenza. La libertà di ricerca è anche indice del livello di democrazia di un paese" si accalora Maria Antonietta Farina. Suo marito, Luca Coscioni, morì nel 2006 di sclerosi laterale amiotrofica, una delle malattie per cui le ricerche inglesi sugli embrioni ibridi potrebbero forse rivelarsi utili. All'indomani della decisione della Human fertilisation and embryology authority britannica (Hfea) di autorizzare in via di principio la creazione di embrioni con ovuli di mucca e Dna umano, le posizioni di politici, associazioni di malati ed enti vaticani si spaccano.
È soprattutto la destra a protestare di fronte alla "chimera" che in due laboratori inglesi, la Newcastle University e il King's College, si preparano a "creare" dopo un ulteriore via libera dell'Hfea atteso entro novembre. A sinistra un no deciso arriva dai Verdi, mentre il ministro della Famiglia Rosy Bindi commenta: "Siamo di fronte a qualcosa di inquietante. Confido nel senso del limite dei ricercatori". In Vaticano, prosegue la serie di dichiarazioni contrarie all'esperimento. L'Avvenire parla di "umanità a punti": il Dna dell'embrione sarà infatti al 99,9% umano, mentre per lo 0,1% conterrà traccia del genoma della mucca da cui è stato preso l'ovulo.
"Per definirsi uomini basta che sia umana la maggior parte del genoma, come fosse un pacchetto azionario di cui si detiene il 51 per cento" si legge nell'editoriale del quotidiano della Conferenza episcopale italiana. "Anche la bomba atomica è stata realizzata in nome della scienza" prosegue il suo attacco monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, dopo aver parlato mercoledì di "un atto mostruoso". Maria Luisa Di Pietro, presidente dell'Associazione Scienza e Vita e membro del Comitato nazionale di bioetica, punta il dito contro l'uso di un sondaggio popolare per convincere l'Hfea a dare il suo via libera: "Questo ci fa scivolare verso una pericolosa etica della maggioranza". Un biologo e un magistrato fanno intanto notare che in Italia - pur essendo la legge 40 una delle più restrittive in Europa in fatto di riproduzione assistita e trattamento degli embrioni - le norme non vietano espressamente un esperimento come quello britannico. Secondo Carlo Alberto Redi, direttore scientifico del Policlinico San Matteo di Pavia e Amedeo Santosuosso, giudice della Corte di appello di Milano, la legge 40 vieta di creare embrioni chimera o ibridi.
Ma nel caso britannico l'embrione avrà caratteristiche prettamente umane, perché umano è il Dna inserito nel nucleo della cellula uovo, colui che indirizza lo sviluppo. "Gli embrioni ottenuti con questa tecnica - aggiunge Redi - non sono in grado di completare lo sviluppo e diventare bambini. Nessun individuo ibrido verrà mai a formarsi". Un impulso a questo tipo di ricerche è quanto chiede anche Mina Welby. Suo marito Piergiorgio morì a dicembre del 2006, ridotto all'immobilità dalla distrofia muscolare. "Piergiorgio diceva sempre a Luca Coscioni: tu sei giovane, devi fare la tracheotomia, sopravvivere e andare avanti. Potresti ancora esserci quando, fra qualche anno, la scienza avrà trovato una cura ai nostri mali".
Ultimo aggiornamento (Giovedì 13 Settembre 2007 22:50)


















